Liberismo tenue
Si può liberalizzare ma up to a point? Nello sforzo del governo di allargare gli spazi concorrenziali, s’intravvede una cautela che, se è comprensibile dal punto di vista degli equilibri politici e sociali, rischia di affievolire la carica riformista di Mario Monti. La questione va al di là dello stucchevole dibattito su taxi e farmacie, e riguarda alcuni provvedimenti cruciali in discussione in questi giorni. Facciamo due esempi. Uno è quello della golden share, cioè il potere di veto dell’esecutivo sull’acquisizione di imprese “strategiche” da parte di soggetti sgraditi, ovvero stranieri.
6 AGO 20

Si può liberalizzare ma up to a point? Nello sforzo del governo di allargare gli spazi concorrenziali, s’intravvede una cautela che, se è comprensibile dal punto di vista degli equilibri politici e sociali, rischia di affievolire la carica riformista di Mario Monti.
La questione va al di là dello stucchevole dibattito su taxi e farmacie, e riguarda alcuni provvedimenti cruciali in discussione in questi giorni. Facciamo due esempi. Uno è quello della golden share, cioè il potere di veto dell’esecutivo sull’acquisizione di imprese “strategiche” da parte di soggetti sgraditi, ovvero stranieri. La cosiddetta “azione d’oro”, che fino a oggi riguardava le grandi compagnie nate dalle privatizzazioni degli anni Novanta, è finita sotto la scure della Commissione europea. Il Consiglio dei ministri di ieri ha approvato una modifica che, se da un lato lima le unghie al governo, limitando la norma ai compratori extraeuropei su energia e tlc, e assegnando la regia del suo utilizzo alla presidenza del Consiglio anziché al solo ministero dell’Economia, dall’altro ne estende l’ambito di applicazione. Infatti, essa riguarderà “le reti e gli impianti, beni e rapporti di rilevanza strategica”, individuati sulla base di periodiche revisioni, nei settori della sicurezza e difesa, energia, telecomunicazioni e trasporti.
La sensazione è che si tratti di un adeguamento formale alle osservazioni comunitarie, che però non mette in discussione il diritto di Roma di scegliere gli azionisti delle grandi imprese italiane. Ma è compatibile, questo, con le idee di Monti?
Nello stesso solco si colloca la riformulazione dell’articolo 25 del decreto liberalizzazioni, che applica anche alla distribuzione locale del gas una misura che già interessa il complesso dei servizi pubblici locali. In pratica, i titolari di affidamenti diretti non potranno partecipare alle gare fuori dal loro comune, che è giusto. Ma questo vincolo non si applica alle municipalizzate quotate in Borsa, come Acea, Iren e A2a.
E’ una distinzione priva di razionalità, che infatti ha suscitato lo scetticismo dei liberisti presenti nel Pd, nel Pdl e nel Terzo polo. E’ difficile, per ora, unire i puntini. Ma è auspicabile che il premier s’impegni per non lasciare che emergano i contorni di un liberismo troppo timido per riuscire a centrare gli obiettivi sperati e indicati.
La questione va al di là dello stucchevole dibattito su taxi e farmacie, e riguarda alcuni provvedimenti cruciali in discussione in questi giorni. Facciamo due esempi. Uno è quello della golden share, cioè il potere di veto dell’esecutivo sull’acquisizione di imprese “strategiche” da parte di soggetti sgraditi, ovvero stranieri. La cosiddetta “azione d’oro”, che fino a oggi riguardava le grandi compagnie nate dalle privatizzazioni degli anni Novanta, è finita sotto la scure della Commissione europea. Il Consiglio dei ministri di ieri ha approvato una modifica che, se da un lato lima le unghie al governo, limitando la norma ai compratori extraeuropei su energia e tlc, e assegnando la regia del suo utilizzo alla presidenza del Consiglio anziché al solo ministero dell’Economia, dall’altro ne estende l’ambito di applicazione. Infatti, essa riguarderà “le reti e gli impianti, beni e rapporti di rilevanza strategica”, individuati sulla base di periodiche revisioni, nei settori della sicurezza e difesa, energia, telecomunicazioni e trasporti.
La sensazione è che si tratti di un adeguamento formale alle osservazioni comunitarie, che però non mette in discussione il diritto di Roma di scegliere gli azionisti delle grandi imprese italiane. Ma è compatibile, questo, con le idee di Monti?
Nello stesso solco si colloca la riformulazione dell’articolo 25 del decreto liberalizzazioni, che applica anche alla distribuzione locale del gas una misura che già interessa il complesso dei servizi pubblici locali. In pratica, i titolari di affidamenti diretti non potranno partecipare alle gare fuori dal loro comune, che è giusto. Ma questo vincolo non si applica alle municipalizzate quotate in Borsa, come Acea, Iren e A2a.
E’ una distinzione priva di razionalità, che infatti ha suscitato lo scetticismo dei liberisti presenti nel Pd, nel Pdl e nel Terzo polo. E’ difficile, per ora, unire i puntini. Ma è auspicabile che il premier s’impegni per non lasciare che emergano i contorni di un liberismo troppo timido per riuscire a centrare gli obiettivi sperati e indicati.